Illuminazione Salimbeni - Fabriano | 0732 5367 - 338 9342146|paolosalimbeni@libero.it

Lampada Filigrana “Madonna della Seggiola”

//Lampada Filigrana “Madonna della Seggiola”

Lampada Filigrana “Madonna della Seggiola”

69.00

Lampada “Madonna della Seggiola” con base in legno e ventola realizzata a mano con Filigrana fabrianese

Product Description

 

Materiali:

Base in legno

Ventola realizzata con filigrana di Fabriano

 

Dimensioni:

Altezza totale 34cm

Altezza ventola 25cm

Larghezza ventola 20,5cm


“La Madonna della Seggiola”

 
soggetto_madonna della seggiola

La Madonna della Seggiola è un dipinto a olio su tavola di Raffaello Sanzio, databile al 1513-1514 circa e conservato nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze.


La Filigrana di Fabriano

Già sul finire del 1200 gli artigiani attivi a Fabriano usavano contraddistinguere la propria produzione con marchi di filigrana.
Punto di partenza per realizzare una filigrana ricca di effetti in chiaro-scuro è la preparazione del punzone per trasferire l’ immagine a “sbalzo” sulla tela filigranatrice.
E’ quasi certo che i primi punzoni furono approntati, nella metà del XIX secolo, scolpendo l’immagine in “positivo” sulla superficie di una tavoletta di legno duro (noce, ciliegio, bosso). Ponendo sopra il punzone così preparato la tela di bronzo, previamente “ricotta”, ed eseguendo con attenzione una “battitura” tra i due elementi con apposito martello e cuscinetto di feltro, l’immagine si riproduce sulla tela.
Prendendo spunto dalla fusione delle sculture in bronzo, nella seconda metà dell’ 800 si passa alla tecnica della ” cera perduta “. Essa consiste nell’ incidere contro luce una lastra di cera.
L’incisore asportando la cera con appositi bulini, crea piani e tratti più o meno elevati determinando così tutte le minime sfumature che compongono l’ immagine. Una volta completata la fase dell’ incisione, la cera viene rivestita uniformemente di un sottile strato di materiale terroso refrattario formando la cosiddetta “tonaca “. Esposta ad una temperatura di poco superiore a quella di fusione, la cera si liquefà ed esce dall’involucro da uno o più fori praticati nella tonaca. In questa, opportunamente rinforzata, si effettua una colata di bronzo fuso che poi raffreddato costituisce il punzone per il trasferimento dell’immagine sulla tela.
Annarita Librari incide la cera da cui si realizano i punzoni della filigrana.
E’ della stessa epoca la preparazione del punzone per fusione eseguita effettuando un “calco” in gesso sulla cera incisa; con esso si prepara la forma di fusione ottenendo così il primo “punzone” in bronzo. Eseguendo su questo un secondo calco in gesso ed usando lo stesso procedimento si ottiene il “contropunzone”. In questo caso invece della battitura la tela viene compressa tra il punzone e il contropunzone con l’ impiego di una apposita pressa e l’immagine viene così trasferita su tela. Con i primi anni del XX secolo, la tecnica della preparazione dei punzoni ha utilizzato il processo elettrochimico di galvanoplastica. Dall’originale in cera, per mezzo di un bagno galvanico, vengono ricavati un positivo e un negativo in rame che, a loro volta, servono a trasferire per pressione l’ immagine sulla tela metallica. A questo punto la tela viene cucita con altre tele che fungono da supporto e da rinforzo ed è ormai pronta per l’ ultima fase della lavorazione che coincide con quella della carta a mano.